Legge di Bilancio 2023: le misure sul lavoro

Il 1° gennaio 2023 è entrata in vigore la nuova Legge di Bilancio, approvata dal parlamento il 22 dicembre dello scorso anno. Tra le diverse misure incluse non potevano ovviamente mancare provvedimenti in ambito lavorativo, con interventi mirati in diverse aree. 

Tra le principali misure sul lavoro previste dalla Legge di Bilancio 2023 è opportuno sottolineare:

  1. Il taglio del cuneo fiscale;
  2. Esoneri contributivi per le nuove assunzioni;
  3. La proroga smart working fino al 31 marzo 2023 per i lavoratori fragili;
  4. L’ incremento dell’indennità di congedo parentale;
  5. L’ampliamento del ricorso al lavoro occasionale.


Analizziamo quindi le novità introdotte da questi temi, con una particolare attenzione sul diritto del lavoro.

1. Taglio del cuneo fiscale

Si sente spesso parlare di cuneo fiscale e di quanto sia importante ridurlo. Ma cos’è effettivamente? In termini non troppo tecnici, il cuneo fiscale è la somma delle imposte (dirette, indirette, contributi previdenziali) che impattano sul costo del lavoro; concretamente è identificabile come la differenza tra lo stipendio lordo versato dal datore di lavoro e lo stipendio netto ricevuto dal lavoratore

L’Italia è da tempo uno dei paesi con il cuneo fiscale più elevato tra i membri dell’area OCSE, che conta trentasei paesi. Secondo un’indagine dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico del 2022, l’Italia è il quinto paese per cuneo fiscale, con una percentuale del 46,5% (contro il 34,6% della media OCSE).

Al fine di ridurre l’incidenza del cuneo, è previsto per il 2023 un esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore. Per i lavoratori con un reddito lordo annuo fino a 35.000 euro, lo sgravio sarà pari al 2%, mentre per i lavoratori con un reddito lordo annuo non superiore a 25.000 euro la percentuale salirà al 3%. 

Esempio: un lavoratore che paga un contributo previdenziale del 9,19%, nel 2023 pagherà un contributo del 7,19% o del 6,19%, a seconda che abbia una retribuzione annua lorda fino a 35.000 o fino a 25.000 euro.

2. Esoneri contributivi per le nuove assunzioni

Sono poi previsti esoneri contributivi per le aziende che, nel periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre 2023, assumono a tempo indeterminato dipendenti appartenenti a categorie definibili “sensibili”.

La prima categoria riguarda i beneficiari del reddito di cittadinanza (RdC). In particolare, i datori di lavoro che assumono beneficiari del RdC non dovranno versare contributi previdenziali relativi al lavoratore per un periodo massimo di 12 mesi, risparmiando fino a 8000 euro annui. L’esonero è riconosciuto anche per le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato effettuate nel periodo citato.

Le agevolazioni per le nuove assunzioni riguardano anche lavoratori che non abbiano compiuto 36 anni e che non siano già stati occupati a tempo indeterminato. Anche in questo caso l’esonero previdenziale è del 100% ed ha lo stesso importo massimo (8000 euro), ma vale per 36 mesi . Come per i fruitori del Reddito di Cittadinanza, anche la conversione di un contratto determinato in indeterminato permette di ottenere l’esenzione.


Sono infine state previste importanti esenzioni per promuovere l’inclusività di genere negli ambienti di lavoro, che si aggiungono agli sgravi previsti dalla certificazione della parità di genere.

Anche per l’assunzione di personale femminile viene applicata un’esenzione contributiva totale per un importo massimo di 8000 euro, con durate diverse a seconda del tipo di contratto offerto:

  • 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato;
  • 12 mesi in caso di assunzione a tempo determinato;
  • 18 mesi complessivi in caso di trasformazione di un contratto da tempo determinato a indeterminato che intervenga entro la scadenza del beneficio (entro i primi 12 mesi).

 Lo sgravio contributivo si applica per assunzioni di donne di qualsiasi età:

  • residenti in regioni svantaggiate;
  • prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno ventiquattro mesi, in qualsiasi zona di residenza;

prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, che lavorano in settori economici con un tasso di disparità di genere che supera almeno del 25 % la disparità media di genere in tutti i settori economici.

3. Proroga smart working fino al 31 marzo 2023 per i lavoratori fragili

I datori di lavoro devono assicurare lo svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità smart working per dipendenti c.d. fragili (ossia che sono affetti da patologie croniche con scarso compenso clinico e con particolare connotazione di gravità, consultabili qui) fino al 31 marzo 2023.

Nel caso in cui l’attività non fosse compatibile con il lavoro a distanza, il dipendente ha diritto a svolgere una mansione diversa nella stessa categoria o area di inquadramento senza alcun tipo di decurtazione dallo stipendio. Rimangono comunque valide le disposizioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro nel caso in cui siano più favorevoli.

Non è invece stata prorogata la possibilità di lavoro “agile” per i genitori di minori fino ai 14 anni, che dovranno tornare a seguire le regole ordinarie a riguardo.

4. Incremento dell’indennità di congedo parentale 

Le lavoratrici (o i lavoratori) che terminano il congedo di maternità (o paternità) in data successiva al 31 dicembre 2022 hanno diritto ad un ulteriore mese di congedo parentale per bambini fino a sei anni, con una retribuzione pari all’80% (rispetto al 30% precedente). 

È bene sottolineare come il congedo parentale sia una misura di tutela aggiuntiva rispetto alla maternità o la paternità, fruibile in maniera alternativa tra i genitori per un ammontare massimo di 10 mesi complessivi e 6 per il singolo genitore. Il congedo è utilizzabile in maniera continuativa o frazionata fino ai 12 anni di età del figlio, a discrezione della madre e del padre.

5. Ampliamento del ricorso al lavoro occasionale

È ammessa la possibilità di ricorrere alle prestazioni di lavoro occasionali anche nell’ambito delle attività di discoteche, sale da ballo, night-club e simili.

Inoltre, è stato innalzato a 10.000 euro (rispetto ai precedenti 5.000 euro) il tetto ai compensi che ciascun utilizzatore può erogare nel corso di un anno civile ai prestatori, fermo restando il limite di 5.000 euro di compenso per ciascun prestatore.

È stato infine aggiornato un requisito per poter ricorrere al lavoro occasionale: possono ricorrere a prestazioni occasionali le aziende fino a 10 dipendenti, invece di 5 dipendenti (come era previsto in precedenza).



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Forniamo consulenza specializzata per aiutare imprese e privati ad agire nel rispetto delle norme, tutelando i loro diritti e usufruendo della opportunità a disposizione, come quelle predisposte dalla Legge di Bilancio. Nello specifico, ci occupiamo di:

  • verificare i requisiti aziendali ed individuali necessari a richiedere la certificazione di genere e gli esoneri contributivi;
  • tutelare i lavoratori fragili ed il loro diritto allo smart working;
  • comunicare con (ed eventuale sollecitare) gli enti preposti;
  • tutelare i neo genitori ed il loro diritto a maternità, paternità e congedo parentale;
  • conseguire benefici per i nostri clienti legati alle controversie più comuni in ambito lavorativo, come licenziamenti, contratti di lavoro, lavoro autonomo, dimissioni per giusta causa, ecc.

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