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L’esposizione web 2026: implicazioni per privacy e sicurezza dei dati personali

16 Febbraio 2026 GDPR.Privacy onlineProtezione datiSicurezza digitalesupply chain

In questo articolo:

Applicazioni di terze parti e accesso ai dati personali: i rischi emergenti

Negli ultimi anni i siti web sono diventati ecosistemi complessi. Oggi integrano decine, talvolta centinaia, di applicazioni di terze parti.

Secondo il State of Web Exposure Report 2026 di Reflectiz, questa evoluzione sta generando un effetto collaterale rilevante. Molte applicazioni integrate nei siti web accedono a dati personali senza una reale necessità funzionale.

Di conseguenza, aumentano i rischi in termini di protezione dei dati, sicurezza informatica e responsabilità del titolare del trattamento.


Accessi non giustificati e principio di minimizzazione

Il dato più critico riguarda gli accessi “non giustificati”. Infatti, circa il 64% delle applicazioni analizzate può leggere informazioni personali non strettamente necessarie alle finalità dichiarate.

Questo scenario contrasta direttamente con il principio di minimizzazione previsto dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).

In altre parole, concedere permessi estesi a script esterni significa perdere il controllo su:

  • quali dati vengono trattati,

  • quando vengono raccolti,

  • per quali finalità vengono utilizzati.

Per l’utente, il rischio è una raccolta silente di informazioni, oltre quanto indicato nell’informativa privacy o autorizzato tramite consenso.

Per il titolare, invece, può configurarsi una violazione dei principi di liceità, correttezza e trasparenza.


Tracciamento invisibile e perdita di controllo

Molte delle applicazioni coinvolte non sono strumenti malevoli. Al contrario, si tratta spesso di soluzioni comuni di marketing, analytics o customer experience.

Tuttavia, se implementate senza una valutazione preventiva dei permessi, possono trasformarsi in meccanismi di tracciamento invisibile.

Il report evidenzia che anche componenti apparentemente innocui possono:

  • accedere al contenuto del DOM,

  • intercettare campi di input,

  • leggere dati inseriti nei form,

  • monitorare il comportamento dell’utente.

Il rischio aumenta nelle aree sensibili del sito, come:

  • pagine di autenticazione,

  • carrelli,

  • processi di pagamento.

In questi casi, l’esposizione indebita dei dati non è solo un problema di compliance. Può diventare un fattore abilitante per frodi, furti di identità e altri abusi.


Sicurezza informatica e rischio supply chain

Un ulteriore aspetto riguarda la sicurezza informatica. Ogni script di terze parti amplia la superficie di attacco del sito.

Se un fornitore viene compromesso, il codice dannoso può propagarsi automaticamente su tutti i siti che lo integrano. Si tratta di attacchi di tipo supply chain, sempre più frequenti.

In assenza di monitoraggio continuo, questi comportamenti possono restare invisibili per mesi. Di conseguenza:

  • diventa difficile individuare accessi anomali,

  • aumenta il rischio di esfiltrazione dei dati,

  • cresce la probabilità di data breach.

E, naturalmente, aumentano anche le responsabilità del titolare del trattamento.


Accountability e responsabilità del titolare

Dal punto di vista normativo, l’accesso ai dati personali da parte di terzi non esonera il titolare dalle proprie responsabilità.

Anche quando il trattamento avviene tramite servizi esterni, l’organizzazione deve dimostrare di aver adottato misure tecniche e organizzative adeguate.

In questo contesto, una gestione non strutturata delle applicazioni web può tradursi in una violazione degli obblighi di accountability.

Inoltre, banner di consenso generici o informative poco dettagliate non sono sufficienti. Se i dati risultano accessibili a terzi prima di una scelta consapevole dell’utente, il rischio di non conformità è concreto.


Governance delle integrazioni web: un nuovo approccio

Le evidenze del report suggeriscono un cambio di paradigma. Non basta sapere quali fornitori sono presenti sul sito.

Occorre invece comprendere:

  • quali dati ogni integrazione può tecnicamente raggiungere,

  • se tale accesso è realmente necessario,

  • quali rischi comporta.

Per questo motivo diventano essenziali:

  • inventari aggiornati delle applicazioni di terze parti,

  • valutazioni di rischio mirate,

  • strumenti di monitoraggio continuo.

Inoltre, serve collaborazione interna. Marketing, IT, sicurezza e funzione privacy devono condividere processi e responsabilità. Solo così si evitano integrazioni non controllate che possono compromettere sicurezza e conformità.


Conclusioni

Il State of Web Exposure Report 2026 evidenzia un rischio concreto: l’esposizione dei dati personali tramite applicazioni di terze parti è diffusa e spesso sottovalutata.

Affrontare questo scenario richiede:

  • maggiore consapevolezza,

  • strumenti di controllo adeguati,

  • una governance solida delle integrazioni digitali.

Solo attraverso un approccio strutturato è possibile tutelare i diritti degli utenti e ridurre l’impatto di incidenti di sicurezza in un ecosistema web sempre più complesso.

La governance delle applicazioni web non è più una scelta, ma un obbligo.

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